In questi giorni il comandante Schettino, ha ricevuto una “meritata” fama planetaria, con riferimento al suo famoso abbandono della nave “Concordia”, ed al suo successivo arresto, poi dal Gip commutato in arresti domiciliari.
Tutti possono capire che il suo comportamento é stato “singolare”, poiché in questa vicenda ci sono due fattori determinanti che ne rendono “visibile” ed emotivamente coinvolgente, la sua responsabilità.
Il primo fattore, é quello oggettivo del naufragio della nave, che i mass media hanno immortalato in mille e mille immagini che hanno fatto il giro del mondo;
il secondo fattore, altrettanto oggettivo ed incontrovertibile, é che essendo il comandante della nave, era lui che dava ordini a tutti i suoi sottoposti, e che quindi, lui ne é il solo responsabile, poiché nella catena di comando solo lui poteva dare ordini. Infatti, nessuno si sognerebbe di dare la colpa di ciò che é successo, ai suoi sottoposti: marinai compresi.
Ora, nei giorni scorsi, gli organi di informazione hanno paragonato, metaforicamente parlando, la tragedia della nave Concordia alla situazione italiana. Concordo con loro.
Premesso quanto sopra: mi é venuta una illuminazione.
Mi riferisco alla Pubblica amministrazione italiana. Direte voi che c’entra?
C’entra, c’entra.
Se avrete la cortesia di seguirmi ancora solo per 2 minuti, spero di rendervi
chiara la logica.
Bene. Com’è noto, ormai da anni, é in corso un attacco mediatico e normativo deliberatamente scoperto, a cura della politica (di ogni colore, salvo pochissime lodevoli eccezioni), di mettere sotto scacco l’ultimo baluardo di democrazia di questo Paese – anzi, il penultimo, in quanto l’ultimo é quello giudiziario, costituzionalmente tutelato -, ossia la Pubblica Amministrazione (tutta).
In particolare, per i dipendenti pubblici, “sopravvivono” ancora delle garanzie (per quanto ancora?), originate (anche per motivi storici) dal Testo Unico degli impiegati civili dello Stato (DPR n. 3, del 10 gennaio 1957).
Ebbene, com’é noto, la Pubblica Amministrazione, é composta da dipendenti di varie qualifiche. Ma quelli che “comandano” (come a Schettino), ossia che danno gli “ordini” (come a Schettino), sono i famosi Dirigenti (tanti comandanti Schettino).
Invero, negli ultimi tempi, alcuni di questi, sono balzati agli onori delle cronache non tanto per le decisioni che prendono, ma per quanto “prendono” di stipendio (centinaia di migliaia di euro all’anno), ovvero per noti scandali in merito a vacanze e case pagategli: “a loro insaputa”.
Non solo. Ogni giorno si parla male della Pubblica amministrazione (nave Concordia) in generale, ed al tempo stesso in particolare, si crocifiggono i pubblici dipendenti (i marinai), che, nell’immaginario collettivo, sono rappresentati dall’impiegato di un qualsiasi sportello pubblico.
Ed ecco l’illuminazione-domanda:
ma come mai se una nave va alla deriva il solo responsabile é il capitano (Schettino), e mai e poi mai possono esserlo i marinai, mentre se va alla deriva la Pubblica amministrazione il responsabile é…il marinaio-impiegato, al quale fra l’altro, con la scusa della crisi, gli si congelano gli stipendi per anni?
Praticamente il mondo sottosopra.
Ma vi dico di più.
Come mai, nonostante che nel campo della Pubblica amministrazione i due elementi di cui sopra siano chiari ed incontrovertibili, ossia lo sfascio della Pubblica amministrazione (il naufragio) e la responsabilità dei dirigenti (il capitano), assistiamo ad un imponente fuoco di sbarramento della politica contro gli impiegati pubblici?
Le risposte alle domande di cui sopra le so, ma non vi voglio annoiare.
Tacendo d’altro, vi dico solo tre cose.
La prima é che lo sfascio pubblico e la responsabilità dei dirigenti non hanno lo stesso impatto emotivo di un naufragio; diciamo che “ormai” fanno parte del panorama etico-sociale di questo disgraziato Paese (come la corruzione), e quindi “non ci fà più caso nessuno”.
La seconda é che il “dirigente” ha potere di firmare gli atti importanti (soprattutto gli appalti), l’impiegato no, o quanto meno chi decide é sempre il dirigente.
La terza cosa, la più importante e fondamentale, é che se il secondo comma dell’art. 101 della Costituzione fosse stato inserito anche nell’art. 98 della stessa, probabilmente la “Nazione” italiana ne avrebbe certamente avuto più beneficio.
Perchè, in ultima analisi, la Pubblica amministrazione é nello stato in cui
si trova, esclusivamente perchè “la politica” la “usa” esclusivamente pro domo sua, e non certo “…al servizio esclusivo della Nazione”.
Viva l’Italia, amici.
Massimo Piccolo





