{"id":49186,"date":"2024-01-23T12:53:19","date_gmt":"2024-01-23T12:53:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radioempire.it\/?p=49186"},"modified":"2024-01-23T12:53:19","modified_gmt":"2024-01-23T12:53:19","slug":"carlo-bavetta-suono-scelta-delle-note-e-feeling-per-me-fanno-la-differenza-nel-jazz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radioempire.it\/index.php\/2024\/01\/23\/carlo-bavetta-suono-scelta-delle-note-e-feeling-per-me-fanno-la-differenza-nel-jazz\/","title":{"rendered":"CARLO BAVETTA: \u00abSUONO, SCELTA DELLE NOTE E FEELING, PER ME, FANNO LA  DIFFERENZA NEL JAZZ\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>Stefano Dentice<\/strong><\/p>\n<p>La Sicilia, da sempre, \u00e8 una terra che pullula di talenti soprattutto in ambito musicale. Fra questi, un fulgido esempio \u00e8 rappresentato dal giovane bassista e contrabbassista jazz <strong>Carlo Bavetta<\/strong>, catanese ma di stanza a Varese. Diplomato con il massimo dei voti e la lode sia al triennio di basso elettrico, con <strong>Marco Micheli<\/strong>, che al biennio di contrabbasso jazz, allievo di <strong>Lucio Terzano<\/strong> al conservatorio &#8220;<strong>Giuseppe Verdi<\/strong>&#8221; di Milano, questo jazzista classe 1997 si sta ritagliando un posto di rilievo nello scenario nazionale. Grazie alle sue qualit\u00e0 collabora con numerosi jazzisti blasonati in Italia e all&#8217;estero del calibro di <strong>Antonio Fara\u00f2, Enrico Pieranunzi, Dado Moroni, Gianni Cazzola, Vladimir Kostadinovi\u0107, Nicola Angelucci, Pietro Tonolo, Bebo Ferra, Andrea Dulbecco, Nico Gori, Enzo Zirilli, Luigi Bonafede, Rossana Casale, Roberto Tarenzi<\/strong> e molti altri ancora. Esporta le sue doti anche fuori dai confini nazionali, in Paesi come <strong>Colombia, Svizzera, Georgia, Slovacchia, Romania, Turchia, Danimarca<\/strong>. Carlo Bavetta ha un solido timing nel comping che gli permette di swingare con naturalezza, oltre a un ottimo senso del groove. Nei &#8220;soli&#8221;, invece, si contraddistingue per la spontanea musicalit\u00e0 attraverso cui improvvisa con brillantezza melodica e agilit\u00e0 di fraseggio. Il tutto arricchito dal suo nerbo espressivo e dalla robustezza del suo suono. In questa chiacchierata racconta il suo percorso di studi, spiega la sua visione del jazz, per arrivare alle pi\u00f9 importanti esperienze concertistiche vissute fino a questo momento della sua carriera e ai suoi appuntamenti artistici nel breve futuro.<\/p>\n<p><strong>Suoni basso e contrabbasso jazz. Hai una predilezione per uno dei due strumenti?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abHo trascorso i miei primi anni musicali didattici e professionali suonando esclusivamente il basso elettrico, essendomi anche diplomato al triennio di jazz. Quindi lo considero come il mio primo strumento, nel senso che ho iniziato a muovere i miei primi passi nella musica proprio con il basso. Per quanto riguarda il contrabbasso, l\u2019approccio \u00e8 stato pi\u00f9 graduale. Durante gli studi di basso elettrico jazz al triennio, presso il conservatorio di Como (<strong>\u201cGiuseppe Verdi\u201d<\/strong>, ndr), ho preso la decisione di intraprendere in parallelo lo studio del contrabbasso, sapendo che nel jazz, tra i due, appunto il contrabbasso \u00e8 quello storicamente pi\u00f9 indicato. Ho sempre avuto un approccio al basso elettrico da contrabbassista, ricercando un suono, un timing ed un linguaggio proprio dei grandi contrabbassisti jazz. Dunque, lo \u201cswitch\u201d dall\u2019elettrico all\u2019acustico \u00e8 stato prevalentemente un fatto di fisicit\u00e0 strumentale. In questo periodo prediligo senza dubbio il contrabbasso. Oltretutto, i musicisti mi ingaggiano quasi sempre come contrabbassista\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Hai effettuato un brillante percorso di studi attraverso cui hai vinto diversi premi, come ad esempio il primo posto al \u201cPremio del Conservatorio\u201d con il gruppo Oquk-T Collective, il premio come \u201cMiglior Strumentista\u201d al concorso \u201cUn Basso in Rilievo\u201d e due borse di studio ai seminari di Nuoro Jazz. Attualmente, invece, stai terminando gli studi classici presso il conservatorio \u201cGiuseppe Verdi\u201d di Como sotto la guida del M\u00b0 Stefano Dall\u2019Ora. Da jazzista, ritieni che lo studio del repertorio classico sia fondamentale anche per un musicista jazz?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa storia del jazz ci ha dimostrato che lo studio del repertorio classico \u00e8 senz\u2019altro un grandissimo valore aggiunto per un musicista, ma non \u00e8 una condizione imprescindibile. Infatti molti dei jazzisti che hanno fatto la storia di questo genere non provengono da una formazione prettamente classica, n\u00e9 hanno conseguito un diploma. Perch\u00e8 quello che fa la differenza nel jazz, a mio parere, non \u00e8 tanto la preparazione strumentale (fondamentale nel repertorio classico), ma la capacit\u00e0 di comunicazione nei confronti dell\u2019ascoltatore attraverso il suono, la scelta delle note e soprattutto il feeling. Ovviamente la preparazione accademica fornisce delle basi solide dal punto di vista tecnico-strumentale, oltre al fatto che si entra a contatto con un linguaggio e un repertorio che possono solo arricchire il musicista\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Sia per la tua formazione artistica che per la tua crescita musicale, quali sono i bassisti e i contrabbassisti jazz che ti hanno maggiormente ispirato e influenzato?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abAvendo iniziato col basso elettrico verso gli 11 anni, non sono entrato subito in contatto con il mondo del jazz, ma mi ci \u00e8 voluto qualche anno. Per cui, inevitabilmente, sono stato influenzato anche da bassisti non jazzisti, altrettanto fondamentali per la mia crescita musicale. Il mio primo grande amore \u00e8 stato <strong>Flea<\/strong>, bassista dei <strong>Red Hot Chili Peppers<\/strong>, musicista virtuoso dello strumento e raffinato nelle scelte musicali. Parlando sempre di bassisti, questa volta in ambito jazz, sicuramente <strong>Jaco Pastorius<\/strong> \u00e8 stato un mio riferimento. Per quanto riguarda i contrabbassisti sono molti quelli che ammiro e che mi ispirano, dai pi\u00f9 tradizionali ai contemporanei: <strong>Ray Brown, Sam Jones, Charlie Haden, Scott LaFaro, Marc Johnson, Larry Grenadier, Christian McBride, John Patitucci<\/strong>. Ma se mai dovessi sceglierne uno, penso che sceglierei <strong>Paul Chambers<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Soffermandosi sul tuo stile, ti senti particolarmente legato alla tradizione jazzistica oppure volgi lo sguardo e tendi l\u2019orecchio anche verso il jazz contemporaneo?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon c\u2019\u00e8 dubbio che io abbia un amore sconfinato per il jazz mainstream, come pu\u00f2 essere il bebop o l\u2019hard-bop. Credo che lo studio della tradizione e del suo linguaggio sia una base fondamentale per qualsiasi musicista jazz (e non \u00e8 mai abbastanza). Detto questo, mi sento anche fortemente ispirato dai musicisti pi\u00f9 moderni, soprattutto da quelli nei quali sento una fusione tra una matrice pi\u00f9 tradizionale e la loro personalit\u00e0. Alcuni esempi possono essere <strong>Brad Mehldau, Chick Corea, Kurt Rosenwinkel<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Grazie al tuo talento cristallino, nonostante la carta d\u2019identit\u00e0 \u201cverde\u201d, hai gi\u00e0 avuto l\u2019opportunit\u00e0 di collaborare con svariati jazzisti di statura nazionale e internazionale. Pi\u00f9 di recente suoni assiduamente con due stelle del piano jazz italiano e mondiale: Antonio Fara\u00f2 ed Enrico Pieranunzi. Quali sono i segreti del \u201cmestiere\u201d pi\u00f9 preziosi che hai carpito condividendo il palco con questi due nomi altisonanti del panorama jazzistico internazionale?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abEntrambi sono due musicisti di uno spessore musicale immenso, pur avendo due approcci relativamente differenti. Quello che gli accomuna, tipico dei grandi, \u00e8 il \u201cpeso\u201d che riescono a dare a ci\u00f2 che suonano: ogni nota e ogni accordo hanno appunto un \u201cpeso\u201d specifico. \u00c8 come se ti avvolgessero e ti immergessero immediatamente nella musica. Da un lato questo ti agevola nel suonare, ma dall\u2019altro bisogna mantenere altissima la concentrazione e cercare di essere sempre proprio dentro la musica, perch\u00e9 appena distogli un attimo il focus c\u2019\u00e8 il rischio di uscire da quel flusso magico. Quindi, ci\u00f2 che sto imparando \u00e8 di non risparmiarsi mai, di suonare al massimo delle proprie possibilit\u00e0, mantenendo alta la concentrazione e le orecchie costantemente bene aperte\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ad oggi, quasi ventisettenne, qual \u00e8 il tuo pi\u00f9 grande sogno artistico nel cassetto?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIn parte il sogno lo sto gi\u00e0 vivendo. Ho la fortuna di riuscire a fare la professione esclusivamente suonando, sempre pi\u00f9 spesso con artisti importanti, come sta accadendo con <strong>Antonio Fara\u00f2<\/strong> ed <strong>Enrico Pieranunzi<\/strong>. Un aspetto di questo lavoro che mi affascina \u00e8 il viaggio. Spero di poter avere l\u2019opportunit\u00e0 di viaggiare il pi\u00f9 possibile in giro per il mondo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Tornando invece alla realt\u00e0 e alla pi\u00f9 stretta attualit\u00e0, cosa bolle in pentola nel tuo immediato futuro musicale?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSabato 27 gennaio partir\u00f2 con <strong>Antonio Fara\u00f2<\/strong> e <strong>Pasquale Fiore<\/strong> per Istanbul, dove terremo un concerto il giorno stesso. Gioved\u00ec 1\u00b0 febbraio, invece, sar\u00f2 a Francavilla Fontana per l\u2019edizione invernale del festival <strong>Francavilla \u00e8 Jazz<\/strong> con <strong>Gianfranco Menzella, Eugenio Macchia<\/strong> e <strong>Pasquale Fiore<\/strong>. Sempre con Antonio Fara\u00f2, a met\u00e0 febbraio, faremo un piccolo tour tra <strong>Francia, Svizzera <\/strong>e<strong> Germania<\/strong> per poi concluderlo al \u201c<strong>Blue Note<\/strong>\u201d di Milano il 18 febbraio. Il 25 Febbraio sar\u00f2 con Enrico Pieranunzi a Piacenza, in un progetto che prevede anche la presenza di un\u2019orchestra sinfonica. A fine maggio entreremo in studio proprio con <strong>Enrico Pieranunzi, Aldo Di Caterino<\/strong> e <strong>Cesare Mangiocavallo<\/strong> per registrare un disco, di <strong>Aldo Di Caterino Ensemble Feat. Enrico Pieranunzi<\/strong>, con l\u2019etichetta <strong>Abeat Records<\/strong>. Insomma, gli impegni non mancano\u00bb.<\/p>\n<p>Foto di Roberto Cifarelli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Stefano Dentice La Sicilia, da sempre, \u00e8 una terra che pullula di talenti soprattutto in ambito musicale. 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