{"id":9674,"date":"2019-03-07T15:55:17","date_gmt":"2019-03-07T15:55:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radioempire.it\/?p=9674"},"modified":"2019-03-07T15:55:17","modified_gmt":"2019-03-07T15:55:17","slug":"lo-spacciatore-di-idee-io-dinosauro-nella-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radioempire.it\/index.php\/2019\/03\/07\/lo-spacciatore-di-idee-io-dinosauro-nella-scuola\/","title":{"rendered":"LO SPACCIATORE DI IDEE.  IO, DINOSAURO NELLA SCUOLA"},"content":{"rendered":"<p>di Carmelo Bucolo ( un Siciliano &#8220;vero&#8221; al Nord )<\/p>\n<p>Ebbene si, lo ammetto. Sono un dinosauro. Appartengo a una specie estinta e, nonostante i segnali premonitori, non me n&#8217;ero accorto. I dinosauri sono fastidiosi. Detestano chi si comporta male, chi parla ad voce alta, chi fa squillare a lungo la suoneria del cellulare, chi frega il posto nelle file, chi butta le cartacce per terra e via dicendo. Sono dinosauri fastidiosi perch\u00e9 pensano che i bambini e i ragazzini debbano avere rispetto per gli adulti e ancor di pi\u00f9 per gli insegnanti, e magari lo dicono anche ad alta voce. Pur essendo un dinosauro, per\u00f2, non mi riconosco affatto nei nostalgici, in chi invoca la rivoluzione conservatrice. Ho sempre sostenuto che non c&#8217;\u00e8 niente di peggio di chi guarda indietro invece che avanti. Questa voleva essere una premessa per ritornare ( ahim\u00e8 ) sull&#8217;annoso stato in cui versa la Scuola e sul rapporto tra l&#8217;Istituzione e coloro che direttamente o indirettamente vi fanno riferimento. Ormai non sono rari i casi in cui nei corridoi della scuola si sentono discorsi del tipo: \u201cMa avete visto come si veste il prof ?\u201d \u201cNon farei mai il suo mestiere, si deve studiare troppo e lo stipendio \u00e8 troppo basso\u201d. \u201cFanno i professori perch\u00e9 non sanno fare altro\u201d. Sono queste alcune affermazioni che lasciano sbigottiti se si pensa che ci sono insegnanti che combattono eroicamente per dare ai giovani gli strumenti per affrontare con competenza le sfide della vita. C&#8217;\u00e8 poco da aggiungere, se non che l&#8217;immagine che i ragazzi hanno dei loro insegnanti evidentemente rispecchia quella che ne hanno le loro famiglie, e che questo significa che la scuola, ci\u00f2 che sta alla base della costruzione della cultura delle generazioni che vengono, non rappresenta pi\u00f9, per gli italiani, un&#8217;istituzione da rispettare, e dalla quale trarre il massimo beneficio, ma una noiosa corv\u00e8 alla quale ci si deve sottoporre perch\u00e9 da un lato la scuola \u00e8 un obbligo e dall&#8217;altra un pezzo di carta fa sempre comodo. Ora, \u00e8 vero che la scuola di massa, alla quale accedono tutti, non pu\u00f2 essere la stessa di quella di \u00e9lite di mezzo secolo fa, \u00e8 logico e persino giusto che sia cos\u00ec. Educare la minoranza colta di allora non \u00e8 lo stesso che educare tutti, nessuno escluso. Qualcosa si doveva perdere, \u00e8 ancora una volta una delle contraddizioni della democrazia. E la disciplina che vigeva un tempo nella scuola di quarant&#8217;anni fa, non \u00e8 pi\u00f9 disponibile. Quel che \u00e8 accaduto nell&#8217;ultimo ventennio, per\u00f2, \u00e8 che anche i genitori hanno sposato l&#8217;idea che bisognava difendere i figli da una scuola troppo selettiva e disciplinata. E il risultato, in fondo, \u00e8 che gli insegnanti hanno perso autorevolezza, perch\u00e9 i primi a incoraggiare i comportamenti aggressivi e indisciplinati sono i genitori. A complicare la situazione ci si \u00e8 messa di mezzo anche una riforma che da un lato produce una forte burocratizzazione e dall&#8217;altro mette le scuole sul mercato, certificando il binomio scuola-azienda. Ma se la scuola \u00e8 un&#8217;azienda e gli studenti sono i clienti, allora occorre andare incontro alle loro esigenze. Vogliono tenere acceso il cellulare in classe? Che lo facciano, non staranno mai attenti, ma che male c&#8217;\u00e8. Non si usa pi\u00f9 il congiuntivo? B\u00e9, in inglese non c&#8217;\u00e8, perch\u00e9 non adeguarsi. Non sanno scrivere in italiano? Poco male, sono dei maghi col computer, questo conta. E via cos\u00ec, gettando a mare la specificit\u00e0 della lingua scritta e parlata e impoverendo strumenti grammaticali e sintattici, per non parlare del vocabolario. Scrivere il tema di italiano era, nella scuola di una volta il momento pi\u00f9 alto e pi\u00f9 impegnativo di verifica delle conoscenze acquisite e della maturit\u00e0 intellettuale raggiunta. E in effetti stendere un testo, in una lingua corretta, con uno svolgimento logico, con riferimenti alle materie studiate e con una riflessione personale rappresenta il modo migliore per imparare a ordinare il pensiero e gli strumenti per esprimerlo. Quello che \u00e8 venuto meno non \u00e8 soltanto il prestigio sociale del docente, ed \u00e8 gi\u00e0 grave; e nemmeno soltanto la disciplina e il rispetto per l&#8217;istituzione. E&#8217; venuta meno la convinzione della collettivit\u00e0 che il momento educativo (la casa e la scuola) sia il presupposto per dare ai giovani non solo solide basi culturali, ma anche la coscienza di s\u00e9. L&#8217;infinita serie di ricorsi contro le bocciature scolastiche, le proteste per punizioni inflitte, fino alle minacce ai professori che non trattano bene gli studenti svogliati, sono il risultato di questa sventata battaglia contro la scuola che genitori e figli combattono assieme. Ma c&#8217;\u00e8 anche il problema dei processi educativi all&#8217;interno della famiglia. I buoni genitori della classe media sono convinti che l&#8217;educazione migliore sia quella di dare ai figli tutto quello che loro non hanno avuto. Anche contro la loro volont\u00e0. I ragazzi di oggi non conoscono il l&#8217;importanza della privazione. Oggi \u00e8 festa tutti i giorni. Un fantasmagorico allevamento allo spreco, all&#8217;incapacit\u00e0 di capire il valore del denaro e del lavoro che \u00e8 necessario per produrlo. Non permettere a un bambino di conoscere il dolore di una privazione vuol dire fargliene conoscere di ben peggiori in et\u00e0 adulta. Adattarsi al principio di realt\u00e0, essere preparati alla vita vuol dire prima di tutto rendersi conto dei limiti che la convivenza civile con il prossimo impone. E quindi ai piccoli e grandi sacrifici che prima o poi si debbono necessariamente affrontare. Ma la perdita di autorevolezza della scuola \u00e8 un problema che riverbera su tutte le strutture sociali, e va affrontato. Certo, la scuola non pu\u00f2 non rispecchiare la societ\u00e0, e i valori dominanti non possono esserne cancellati, per cui \u00e8 logico che il successo, il denaro, la disinvoltura in materia di economia e legalit\u00e0 finiscano per entrare in classe. Ma che la scuola-azienda debba conquistarsi gli allievi con proposte che non hanno niente a che fare con l&#8217;apprendimento, e che le materie curricolari siano subordinate alle logiche di mercato ( e se lo dice un prof di Economia Aziendale!), non pu\u00f2 che togliere ulteriormente ruolo e status agli insegnanti e, di conseguenza, alla loro autorit\u00e0 e al senso del loro mandato. Ma anche qui \u00e8 il caso di ribellarsi, perch\u00e9 in questo modo, quello che ora rischia di venir meno non sono solo le sensibilit\u00e0 e buon gusto, che appaiono smarriti da un pezzo. Rischia di svanire il compito fondamentale delle principali agenzie di trasmissione del sapere, e cio\u00e8 famiglia, scuola e strumenti di comunicazione: quello di costruire cittadini maturi e consapevoli.<br \/>\nLA SCUOLA E&#8217; DI TUTTI MA NON E&#8217; PER TUTTI!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Carmelo Bucolo ( un Siciliano &#8220;vero&#8221; al Nord ) Ebbene si, lo ammetto. Sono un dinosauro. 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