La scrittrice dialogherà con la giornalista Rita Patanè e, nel corso dell’incontro, Laura Iannizzotto interpreterà alcuni stralci del libro.
C’è un sentiero che percorre una donna di spalle sulla copertina di “Adelheid”, il primo libro di Marilena Piu. E’ una strada tracciata nel cuore di aspre montagne. Non si scorge la fine, sappiamo solo che bisogna mettersi in cammino. E’ forse questo a cui dovremmo sempre aspirare: il cammino non la meta. Perché quando si arriva finisce la strada e, con essa, anche le difficoltà e le bellezze del paesaggio che attraversiamo.
Quella donna è Heidi, la meravigliosa bambina dai corti capelli neri e i piedi scalzi che ha intrattenuto generazioni di bambini e che è, prima di tutto, una bambina felice, di quella felicità che viene dalle cose semplici, quella che ci ricorda ciò che troppo spesso oggi dimentichiamo; che la vita è meravigliosa e non va ingabbiata in stanze cupe ma respirata a pieni polmoni come l’aria fresca di cui si beava una delle bambine più famose della letteratura.
Nel romanzo di Marilena Piu la Natura e le cose semplici hanno ruoli da protagonisti. La Piu parla in maniera trasversale ai grandi ed ai più piccoli con la luminosità che già irradia la sua voce.
Fra i significati del libro, il più importante è il monito che ci ricorda che la felicità non risiede nei beni materiali ma nei rapporti sinceri e nello stupore che offre la Natura. Tornano in “Adelheid” quei messaggi spirituali tanto cari alla scrittrice che accompagnano la sua vita e la sua carriera. Anche nello spettacolo teatrale – musicale “Nel mezzo del cammin”, ispirato a Dante, ritroviamo questi concetti insieme a quello della vita come viaggio, percorso talora impervio ma meraviglioso, laddove questo aggettivo mantiene quella connotazione di innocenza e stupore di fronte alla bellezza che appartiene al fanciullo. C’è dunque anche una reminiscenza pascoliana nel libro di Marilena Piu.
“Adelheid nasce dal desiderio di riportare al centro valori semplici e profondi, spesso trascurati nella vita quotidiana. Ispirato alla figura di Heidi, simbolo di autenticità e spontaneità, il racconto invita a riscoprire la gioia nelle piccole cose ed una visione più genuina dell’esistenza. – afferma Marilena Piu – L’opera offre un messaggio chiaro: ritrovare la felicità significa partire da sé, coltivare amore e consapevolezza e lasciarsi guidare dalla saggezza che accompagna ogni età. Attraverso una narrazione intensa e luminosa, Adelheid diventa voce e strumento di un ritorno a ciò che davvero conta: l’Amore come chiave di un benessere profondo, la capacità di meravigliarsi e il coraggio di lasciarsi toccare dalle emozioni. Un invito a ricordare ciò che da bambini era spontaneo e che spesso, crescendo, si perde di vista. Il testo invita il lettore a fare un percorso interiore in cui la cura di sé, l’attenzione verso ciò che ci circonda e una visione più consapevole della quotidianità diventano elementi fondamentali. Un’opera che unisce dolcezza e profondità, offrendo uno sguardo nuovo su ciò che significa essere felici.
Il racconto invita a recuperare quella naturale capacità di gioire che da piccoli appare spontanea ma che spesso si affievolisce con il tempo. Adelheid, con la sua sensibilità e la sua forza, restituisce uno sguardo autentico sulla vita e offre un contributo significativo a chi desidera riflettere sul proprio cammino. – conclude l’autrice.
Adelheid è, però, anche un invito a lottare per i nostri sogni, a non farci sopraffare dai duri colpi della vita, a resistere, facendo della dolcezza carezza e scudo che si piega ma non si spezza per ricordarci che ciò che più conta al mondo è l’Amore che è l’unica via per essere liberi.

Nota biografiche sull’autrice Marilena Piu
Attrice, regista e scrittrice siciliana, originaria di Taormina, Marilena Piu muove i suoi primi passi in giovane età partecipando a vari musical. Da qui al teatro il passo è breve, interpretando ruoli tratti da opere di artisti siciliani come Verga e Pirandello. Ha fatto parte di importanti compagnie teatrali, a Roma, che l’hanno vista protagonista di varie commedie ed opere drammaturgiche. Sempre a Roma ha conseguito i suoi studi cinematografici presso “Studio Cinema International” grazie al quale ha avuto possibilità di confrontarsi con attori e registi del calibro di Alexis Sweet, Abel Ferrara, Pupi Avati, Giancarlo Giannini, Michele Placido. Ha fatto parte di film e cortometraggi per il cinema e piattaforme streaming su temi per i quali ha ricevuto importanti riconoscimenti, temi quali: lotta alla mafia, alcolismo tra i giovani, omofobia, violenza sulle donne. Da qualche anno collabora con Totò Cascio, Premio Oscar del film “Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore, che la vede molto impegnata nel sociale non solo attraverso vari ruoli interpretati al riguardo ma anche in qualità di regista nello spettacolo teatrale/musicale “Nel mezzo del cammin”, il viaggio in compagnia di Dante, tramite il quale vuole divulgare un messaggio spirituale, messaggio a cui è molto vicina e che diviene, oggi, una vera e propria condotta di vita. Una spiritualità vissuta profondamente non solo nella vita ma anche nel proprio lavoro, in virtù della quale oggi si esprime secondo parole testuali:
“Non potrei mai vivere senza la mia spiritualità e senza cuore il mio lavoro di attrice, regista e scrittrice. Tutti camminano di pari passo e l’uno non può prescindere dall’altro”.
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