Per due giorni nessuna notizia. Solo apprensione, ricerche e la speranza che Zoe fosse ancora viva.
In questa storia, però, a fare la differenza non sono stati soltanto il coraggio e la determinazione. C’è stato anche il contributo della tecnologia, utilizzata nel modo migliore possibile: per salvare una vita. Determinante nelle operazioni di ricerca è stato infatti l’aiuto di Dominik Palella di Visionik che, grazie all’impiego di un drone, è riuscito a individuare la posizione della cagnolina. Dall’alto è stato possibile ispezionare rapidamente un’area vasta e difficile da controllare da terra, restringendo il campo delle ricerche fino alla scoperta che ha cambiato il finale di questa vicenda.
Quando finalmente è stata individuata, la situazione era tutt’altro che semplice. Zoe era intrappolata all’interno di una vecchia vasca di irrigazione, un luogo difficile da raggiungere e dall’aspetto poco rassicurante. Acque torbide, fango, detriti e anni di incuria avevano trasformato quella struttura in una trappola dalla quale l’animale non riusciva a uscire.
Davanti a quella scena, Franco non ha perso tempo.
Non si è fermato a valutare il disagio, né a pensare a cosa potesse nascondersi sotto quella superficie scura e limacciosa. Si è gettato nelle acque fangose di una vasca probabilmente in disuso da anni, tra melma, acqua stagnante e ogni genere di sporcizia accumulata nel tempo. Un ambiente tutt’altro che sicuro, ma in quel momento contava una sola cosa: riportare Zoe a casa.
Un gesto che potrebbe sembrare istintivo a chi possiede un animale, ma che nella realtà richiede una dose enorme di coraggio. Perché quando ci si trova davanti a un ambiente potenzialmente pericoloso, l’istinto naturale sarebbe quello di esitare. Franco, invece, ha scelto di agire.
Abbiamo raggiunto Franco e la moglie Coralì telefonicamente poche ore dopo il salvataggio. Franco è dolorante e porta addosso i segni dell’impresa, ma è felice. Ci racconta che, nei momenti immediatamente successivi al recupero, la sua preoccupazione non era per sé stesso: tutti i pensieri erano rivolti a Zoe. Temeva che potesse andare incontro a uno shock dovuto allo stress e all’adrenalina accumulata durante quei due lunghi giorni, oppure a problemi legati all’ipotermia.
Eppure, la cosa più sorprendente è che Franco non sembra affatto consapevole di aver compiuto qualcosa di straordinario. Non parla di eroismi né di imprese eccezionali. Per lui esisteva soltanto Zoe e la necessità di salvarla. Fare tutto ciò che era necessario per riportarla a casa gli è sembrato semplicemente naturale: un gesto dettato dall’affetto, dall’istinto e da un legame che, nei momenti più difficili, si è rivelato più forte di qualsiasi ostacolo.
Il video che sta circolando sui social racconta soltanto una parte di questa storia. Non mostra infatti la complessa operazione necessaria per riuscire a tirare fuori Zoe dalla vasca. Un recupero tutt’altro che semplice, reso possibile anche grazie al supporto di Coralì, moglie di Franco, che nei momenti decisivi ha contribuito alle operazioni di salvataggio.
Quello che oggi appare come un lieto fine è il risultato di persone che, ciascuna nel proprio ruolo, hanno scelto di non arrendersi: chi ha continuato a cercare, chi ha utilizzato la tecnologia per individuare Zoe e chi, senza esitazione, si è immerso nel fango per riportarla in salvo.
La storia di Zoe si conclude con un abbraccio, qualche lacrima di sollievo e la felicità di chi ha temuto il peggio. Ma lascia anche una riflessione: a volte il meglio dell’umanità emerge quando coraggio e tecnologia si incontrano per uno scopo semplice e bellissimo: salvare una vita.
Zoe adesso è a casa con la sua famiglia. Una bella notizia, di quelle che amiamo raccontare a Radio Empire. Perché le buone notizie meritano sempre di trovare spazio.
Per Radio Empire
Carolina Foti
