Il ciclone Harry ha mostrato inequivocabilmente la fragilità del rapporto tra comunità umane e
ambiente lungo la fascia costiera ionica. Gli eventi estremi non sono semplici emergenze, ma segnali
che ci invitano a ripensare il modo in cui abitiamo e trasformiamo il territorio. I danni non sono “colpa”
della natura, ma delle scelte che rendono i luoghi più vulnerabili.
Da questa consapevolezza nasce il Comitato per la CoProgettazione della Zona Jonica, promosso
da un gruppo di cittadini con il contributo scientifico della prof.ssa Laura Saija e della dott.ssa Lucia
Signorello dell’Università di Catania. L’obiettivo è avviare un percorso collettivo per immaginare e
progettare il futuro della costa, superando decisioni calate dall’alto e logiche emergenziali.
Durante la conferenza stampa tenutasi nell’Aula consiliare di Furci Siculo, alcuni componenti del
Comitato hanno illustrato il senso e la struttura del percorso.
Salvo Irrera ha ricordato come il ciclone Harry abbia evidenziato la necessità di abbandonare i vecchi
schemi decisionali:
«E’ sotto gli occhi di tutti che le barriere rigide che rispondono all’idea di “difendersi” dalla natura
hanno paradossalmente prodotto la fragilità delle nostre coste. […] Gli schemi decisionali finora
adottati sono basati soprattutto sulla separazione che risponde a logiche “bellicistiche”: da un lato
individuano nell’ambiente esterno un “nemico” da cui difendersi, dall’altro producono una frattura
netta tra abitanti, tra abitanti e amministratori, e tra comunità ed ecosistema. È necessario superare
questo modello in favore di un percorso di inclusione che valorizzi il sapere di tutti gli abitanti. In una
parola, riteniamo indispensabile rinaturalizzare il comprensorio, a tutti i livelli: sociale, ambientale
e produttivo. […] riappropriarsi di un modello virtuoso dell’abitare il territorio, in cui lo spazio non è
una risorsa da estrarre e sfruttare, ma un valore da condividere e custodire.»
Irrera ha precisato inoltre la necessità per la cittadinanza di avere chiarezza su quello che è lo stato
dell’arte delle decisioni prese fino a questo momento dagli amministratori in termini di indirizzo e di
progetti presentati.
Serena Bonura ha illustrato la struttura tecnica del processo:
«Il percorso si basa sul lavoro di progettisti professionali e facilitatori, con il supporto della prof.ssa
Saija. I risultati attesi sono due: creare educazione e arrivare a un piano strategico condiviso.»
Il piano strategico metterà insieme comuni, tecnici e comitato, prevedendo anche progetti intermedi
su fiumare, colline e viabilità. La durata prevista è di un anno e il percorso si articolerà attraverso
incontri territoriali, tavoli tecnici e momenti di confronto.
Bonura ha inoltre chiarito:
«Nel primo incontro territoriale – previsto per il 24 marzo con i cittadini di Furci- non parleremo di
soluzioni ma del processo: realizzeremo una mappatura di comunità per costruire una mappa
condivisa dei problemi e dei valori del territorio» – e ha proseguito – «Il processo richiede risorse
economiche e atti formali. Per questo il Comitato chiederà ai Comuni l’accesso diretto ai fondi della
democrazia partecipativa (Legge Regionale 5/2014), seguendo il caso esemplare del Comune di
Giardini Naxos»
In questo lavoro di approfondimento sugli atti amministrativi necessari per garantire un accesso
diretto, trasparente e pienamente legittimato al percorso partecipativo, il comitato è supportato
dall’Associazione Parliament Watch che attraverso l’Osservatorio “Spendiamoli Insieme”, monitora
l’utilizzo dei fondi per la democrazia partecipata in Sicilia e promuove buone pratiche di
partecipazione civica.
I principi del percorso
ASCOLTO – Raccogliere bisogni, criticità e visioni delle comunità.
COMPETENZA – Coinvolgere tecnici ed esperti.
TRASPARENZA – Garantire incontri pubblici e condivisione dei risultati.
COLLABORAZIONE – Costruire un dialogo stabile tra cittadini, istituzioni ed esperti.
Cosa vogliamo costruire
Il percorso mira a definire una visione condivisa per la fascia ionica, integrando sicurezza del
territorio, tutela degli ecosistemi, economia locale e qualità della vita. L’obiettivo è elaborare un
piano strategico con studi, linee guida e progetti cantierabili.
Come funzionerà il percorso
Il processo, della durata di almeno un anno, si svilupperà attraverso incontri territoriali, laboratori
tematici, tavoli di lavoro e momenti pubblici di restituzione. È un percorso ambizioso, ma necessario
per superare la logica dell’emergenza e costruire un futuro più sicuro e sostenibile.
Un’opportunità per tutta la comunità e l’importanza di un’ottica comprensoriale
Questo percorso permetterà alle comunità di essere pronte ad a5rontare eventi estremi che potranno
ripetersi. I territori più resilienti sono quelli che scelgono di progettare il proprio futuro.
Il valore del percorso emerge pienamente solo se si ragiona in un’ottica comprensoriale. Il mare non
conosce confini amministrativi: non si tratta di “salvare” una spiaggia prima di quella accanto. O ci si
salva insieme, o non ci si salva a3atto.
La partecipazione è il vero cardine del processo
Il Comitato invita cittadini, associazioni, scuole, tecnici e amministrazioni a prendere parte al
percorso. Partecipare significa essere protagonisti delle decisioni sul proprio futuro, intrecciando
esigenze e idee diverse per costruire soluzioni che rispondano ai bisogni di tutti.
È un percorso che nasce dal basso e che riguarda il futuro dell’intera Riviera ionica.
A conclusione della conferenza stampa Letterio Mastroeni, referente territoriale di Plastic free e
componente del comitato ha evidenziato come l’assemblea del 22 febbraio a S. Teresa di Riva abbia
avviato il processo, individuando al momento 24 community leaders e creando così una
rappresentanza in ciascun Comune della zona jonica, da Giardini Naxos a Scaletta Zanclea. Ha inoltre
annunciato che al primo incontro territoriale, che si terrà a Furci Siculo, presso l’Aula consiliare,
martedì 24 marzo p.v., seguirà un incontro a Roccalumera e, successivamente, in tutti i comuni del
comprensorio.
