La multiforme Maria Rita Leotta porta sul palco del Multisala Macherione “Tutti Maschi Tranne Me”, uno spettacolo sempre nuovo ideato, diretto ed interpretato dall’artista che, in scena, nasce e risorge facendosi contenitore di molteplici identità maschili. Una prova complessa in cui la Leotta diventa l’unico elemento “fuori dal coro” che, proprio grazie alla sua natura di donna, svela le pieghe più nascoste dell’animo maschile. Maria Rita Leotta torna a calcare il palcoscenico del Multsala Macherione, sabato 23 maggio, alle 20:45, con “Tutti Maschi Tranne Me”, spettacolo da lei ideato, diretto e interpretato, che nasce dalla necessità interpretativa di riappropriarsi di un immaginario collettivo tipicamente maschile per restituirlo in una veste nuda, umana, priva di sovrastrutture a quella tanto invocata “parità di genere” male interpretata, al punto da essere scimmiottata e vissuta con profonda insofferenza dagli uomini e sofferenza dalle donne. Recitare “da uomo” non significa imitarne la mascolinità ma esplorare quelle zone d’ombra, di fragilità e di ironia che appartengono all’essere umano in quanto tale. Il titolo suggerisce un paradosso: l’attrice si fa contenitore di molteplici identità maschili, diventando l’unico elemento “fuori dal coro” che, proprio grazie alla sua natura di donna, ne svela le pieghe più nascoste. Una sfida sempre complessa che l’artista rende ogni volta opera nuova. Una materia plastica che Maria Rita Leotta plasma aggiungendo significati sempre diversi, nel tempo più maturi e strutturati. Tutte le volte è un’opera prima e, non a caso, lo spettacolo è proposto in un’unica replica, perché l’intento è crearlo nell’interazione col
pubblico. Sul palco, infatti, la protagonista si spoglia della pelle di un personaggio per vestirne subito un’altra. Tredici quadri in cui racconta quegli uomini attraverso il suo corpo, attraverso una “muta” a canone che fa accadere sulla scena aperta. Questo spettacolo non nasce come una competizione né come un confronto diretto con gli interpreti originali. Non si vuole, né si potrebbe, sfidare l’eredità di pilastri assoluti come Petrolini, Gaber, Walter Chiari o Chaplin. L’obiettivo non è il paragone ma l’omaggio attraverso il filtro della diversità. L’atto di una donna che interpreta questi personaggi non è un tentativo di superare l’originale ma un modo per testare la tenuta universale di quei testi; dimostrare che quei sentimenti e quelle parole vibrano con la stessa intensità a prescindere dal “genere” di chi le pronuncia. È un atto di amore e di studio verso i Maestri, un “passaggio di testimone” che trasforma il pezzo storico in materia viva e contemporanea. La struttura si sviluppa come un viaggio attraverso i diversi volti della maschera: • L’Esistenzialismo e la Follia: Amleto e le “corde” di Pirandello. La voce femminile spoglia il testo della sua solennità canonica per portarlo su un piano di pura ricerca interiore. • La Maschera Comica e il Varietà: Da Gastone a Ciccio Formaggio, fino alla genialità di Jerry Lewis e Walter Chiari. Qui il lavoro si concentra sul ritmo e sulla “macchietta”, intesa come studio dei difetti dell’uomo comune. • La Parola e l’Anima: La poesia di Neruda e di Chaplin, la democrazia della morte ne “ ‘A Livella”. Momenti di riflessione sulla fragilità del destino. • La Melodia: La carezza di Fred Buscaglione chiude il cerchio con un’atmosfera malinconica e scanzonata. “A dieci anni dal suo debutto, lo spettacolo ‘Tutti Maschi Tranne Me’ attraversa oggi una nuova fase di maturità, arricchendosi di significati che vanno oltre la sua intuizione originaria. – dichiara Maria Rita Leotta – Nato inizialmente come un moto di riscatto e di indagine artistica, il progetto vedeva una donna interpretare ruoli maschili iconici. L’obiettivo era chiaro: dimostrare che i concetti, i sentimenti e i dilemmi racchiusi in quei testi non appartengono ad un solo genere ma sono patrimonio universale. Prestare il corpo e la voce femminile a parole scritte, nel passato, per gli uomini, significava abbattere i confini dell’interpretazione, riportando l’attenzione sull’essenza dell’essere umano. Questi limiti del peso delle parole non appartengono solo al Teatro ma a diverse professioni come quelle della “scrittura”. Non a caso questo spettacolo vedrà anche l’amichevole partecipazione di un’altra donna, una professionista che nel suo lavoro ha sempre dato voce alle sue parole, la giornalista Rita Patanè. Oggi, a questa motivazione se ne aggiunge una seconda, più stratificata e necessaria, che riguarda la posizione della donna nella storia del teatro. Per secoli, il palcoscenico è stato un luogo precluso alle donne, un territorio di interdizione. Quando finalmente, a partire dal XVI secolo, la figura femminile fece il suo ingresso ufficiale nel mondo dei teatranti, dovette scontrarsi con pregiudizi feroci. Le attrici venivano spesso equiparate a figure marginali, guardate con sospetto o strumentalizzate, faticando a veder riconosciuta la propria dignità professionale ed intellettuale. Interpretare, oggi, quei ruoli diventa quindi un atto simbolico di giustizia storica. È il riscatto da quel lungo silenzio e da quei secoli di pregiudizio. Mettere in scena una donna che si appropria di spazi e testi storicamente maschili non è solo un esercizio di stile ma una dichiarazione di libertà: la celebrazione di un’autonomia creativa conquistata con fatica. Lo spettacolo si trasforma così in un ponte tra passato e presente, dove l’attrice non solo abita il personaggio ma rivendica per tutte le donne il diritto di essere voce narrante senza limiti e senza maschere imposte dalla storia.” – Conclude l’interprete e regista. Questo viaggio, questa trasformazione avvengono in uno spazio “senza tempo”, una scena essenziale e volutamente semivuota. Pochi elementi simbolici bastano ad evocare mondi interi, perché sono il corpo dell’attrice e la sua voce a farsi scenografia vivente. Attraverso il gesto e la parola, lo spazio si trasforma, si dilata e si restringe, trascinando lo spettatore in atmosfere sospese, forse dimenticate, dove il confine tra realtà e finzione si fa sottile. È in questa nudità scenica che si compie la vera magia: spogliare l’Arte da ogni pregiudizio per ritrovare una logica di assoluta parità. Mettere la donna allo stesso livello dell’uomo non è qui un atto politico ma un atto poetico. È la dimostrazione che l’anima non ha sesso e che il grande Teatro, quando è nudo e puro, appartiene a chiunque abbia il coraggio di abitarlo. “Tutti maschi tranne me” è, in fondo, un invito a riscoprire l’Umano dietro la Maschera, lasciandosi trasportare in un luogo dove l’unica cosa che conta è l’emozione che resta una volta che le luci si sono spente. Per info e biglietti: Multisala Macherione 0957762103 Botteghino: Via Principe di Piemonte, 88 – Fiumefreddo di Sicilia (Catania) Costo del biglietto: 15 euro – 13 euro per gli abbonati alla stagione teatrale Prezzo unico con posto assegnato acquistabile in prevendita.
Ufficio Stampa Rita Patanè – Tessera n.156299 3405081885
